Episode 235
235: Vale ogni scalinata: Cagliari dal Bastione
22 August 2026
27 mins 23 secs
About this Episode
...dove per arrivare in alto bisogna salire — scalinata dopo scalinata, con 35 gradi. In mezzo, una spiaggia con dietro le saline e i fenicotteri, un forte cominciato da Bramante e finito da Michelangelo, e le nonne che spiegano che cos'è "una città a misura d'uomo". Alla fine, un'espressione nata in orchestra: che cosa vuol dire "dare il La"?
Trascrizione interattiva e Vocab Helper
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Parole della settimana
dare il La — Vuol dire cominciare qualcosa, dare il punto di partenza: "da qui comincia tutto". Viene dalla musica: prima di un concerto tutti gli strumenti si devono accordare, e per farlo serve una nota uguale per tutti. Quella nota è il La, e la dà il primo violino oppure un altro strumento come l'oboe. Nell'episodio Raffaele dice che Cagliari gli "ha dato il La" per scoprire di più sulla Sardegna, e Matteo fa finta di capire due articoli di seguito.
English: to set something in motion, to give the starting point (literally: to give the A)a misura d'uomo — Si dice di una città né troppo piccola, dove mancano le cose, né troppo grande, dove c'è il caos: la giusta via di mezzo. Lo spiegano a Raffaele le nonne sulla spiaggia di Civitavecchia, che hanno il teatro, il cinema, i circoli di lettura e i monumenti, e Roma a tre quarti d'ora quando il caos lo vogliono davvero.
English: built to a human scale; a town that is the right size to live in
Note dell'episodio
La sigla arriva "lenta, lenta, lenta e poi veloce, veloce, veloce" perché Matteo è a Dronfield e a lavorare su quella connessione sono in quattro: un internet "abbastanza, come dire, di una certa età", che gli ricorda i tempi di Napster — non i suoi, si capisce. Raffaele invece è in un'Italia ancora in piena ondata di calore e ha già votato per l'autunno. Poi si torna in crociera, per l'ultima volta: due tappe, due bagni, e la stessa sensazione di sempre — "hai mangiato l'antipasto, ma il resto?", con il menù davanti e tutto quello che non hai potuto ordinare.
La prima tappa è Civitavecchia, il porto di Roma: quasi tutti scendono dalla nave e prendono il pullman per la capitale, Raffaele no. Cinquantamila abitanti, "nessuno fa un'escursione di gruppo per Civitavecchia" — e infatti la scoperta è tutta lì. Sul porto c'è il Forte Michelangelo, cominciato da Bramante e con la torre centrale disegnata e finita da Michelangelo: "non tutte le città hanno un edificio costruito da Michelangelo!". C'è il corso pedonale con una fontana del Vanvitelli, quello della Reggia di Caserta. E c'è la spiaggia del Pirgo, piccola e pulita, sotto un portico ottocentesco, dove le nonne con i nipotini raccontano la loro città. A venti minuti ci sono Cerveteri e Tarquinia con le necropoli degli Etruschi, "gli italiani prima dei romani, per intenderci". Matteo però lo dice onestamente: il 95% di chi passa da Civitavecchia queste cose non le vedrà. Almeno adesso sa che ci sono.
Poi Cagliari, poche ore e la prima volta di Raffaele in Sardegna. Dal porto si sale: prima il quartiere Marina, le stradine strette e i negozietti, poi il Bastione di San Remy, simbolo della città, "fondamentalmente una facciata con una scalinata" che però va salita tutta fino alla terrazza, e sopra ancora il quartiere Castello con la vista su tutto il porto. Alle dieci e mezza del mattino, con 35 gradi: "alla prima scalinata dici 'ok, la faccio'. La seconda, 'la faccio'. Dopo la terza, quarta scalinata, dici 'Aspetta, un'altra scalinata? Fermi tutti, mi fermo qui'". Una cosa da sapere prima di partire: con problemi di mobilità o con bambini molto piccoli è faticoso, perché i due quartieri principali sono in salita. Ne nasce anche una discussione con Matteo — Napoli o Cagliari, chi sale di più? — che Matteo perde con eleganza: a Napoli ci sono le funicolari, e dal porto si arriva in piano fino a via Toledo. Il pomeriggio è tutto spiaggia: una navetta di dieci minuti e si è al Poetto, otto chilometri con la Sella del Diavolo alle spalle, dietro le saline e dietro ancora lo Stagno di Molentargius, dove i fenicotteri stanno tutto l'anno. Tornato a casa, la nostalgia si cura con una Ichnusa e il pane guttiau — pane carasau condito con sale e olio — "come diciamo a Napoli: la morte sua". Perché in Sardegna è tutto così diverso? Perché la storia è un'altra: i Fenici, poi i romani, poi Pisa — rivale della Repubblica di Genova di settimana scorsa — e per secoli la Corona d'Aragona, cioè la Spagna. Sul sardo ci vorrebbe un altro podcast: "una serie di 20 puntate speciali, saranno anche più di 20, eh?".
Il finale nasce da un equivoco. Raffaele dice che Cagliari gli "ha dato il La", Matteo fa finta di sentire due articoli e poi una nota — "perché hai fatto il cattivo" — e invece è una nota musicale. In italiano le note si chiamano do, re, mi, fa, sol, la, si, mentre in inglese sono lettere (qui il solfeggio); su come funzioni esattamente in Inghilterra Matteo si ferma a metà frase e dice che deve chiedere a Katie. Dare il La vuol dire far cominciare tutto, e viene dall'accordatura prima del concerto: serve una nota uguale per tutti, la dà il primo violino o l'oboe, e oggi quel La sta a 440 hertz (diapason). Non è sempre stato così: le orchestre, quelle italiane soprattutto, alzavano il La per avere un suono più brillante — "in Italia si fa sempre a gara" — finché i cantanti lirici non hanno detto basta e gli enti internazionali di normazione hanno messo tutti d'accordo. Nell'aftershow: saline e lettere musicali.
Trascrizione
Raffaele: [0:24] Matteo, tutto bene?
Matteo: [0:26] Tutto bene.
Raffaele: [0:27] No, perché non so tu, ma io sentivo questa sigla iniziale che per me all'improvviso andava lenta, lenta, lenta e poi veloce, veloce, veloce.
Matteo: [0:40] E molto probabilmente perché sono qui a Dronfield e questa volta a lavorare siamo in quattro. E internet qui, poiché giustamente alla madre di Katie non interessa la velocità, perché che se ne deve fare... è un internet abbastanza, come dire, di una certa età.
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