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Episode 236

236: La piena: il contrario della siccità

29 August 2026

24 mins 32 secs

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About this Episode

...a Campagna, in provincia di Salerno, il fiume viene deviato apposta dentro le strade del paese, e la domenica alle tre in punto tutti si tirano addosso secchi d'acqua. In mezzo, dieci ore di macchina, un ghiacciaio visto con 23 gradi e un'isola in vendita nella laguna di Venezia.

Trascrizione interattiva e Vocab Helper

Parole della settimana

  • la piena — Quando in un fiume c'è così tanta acqua che esce dal suo corso e allaga quello che c'è intorno. È, come dice Raffaele, "esattamente l'opposto della siccità", cioè della mancanza d'acqua. A Campagna la piena non arriva da sola: la preparano, deviando il fiume dentro le strade del centro. In napoletano si dice 'a chiena.

    English: a flood; the swelling of a river until it overflows (the exact opposite of a drought)

  • il gavettone — L'acqua contenuta in un secchio lanciata addosso a qualcuno per gioco, di solito d'estate e di solito per rinfrescarsi. A Campagna si chiama anche secchiata, e Raffaele aggiunge la precisazione più importante: "la secchiata non vuol dire che lanci il secchio... solo l'acqua". Il secchio no: quello è pericoloso.

    English: a bucketful of water thrown over someone for fun (and please throw the water, not the bucket)

Note dell'episodio

È la prima puntata con Matteo di nuovo a Milano dopo tre mesi di lavoro da remoto in Inghilterra, e comincia dove finiscono tutte le puntate degli ultimi tre mesi: dal caldo. Raffaele legge le previsioni di Napoli — dovrebbe scendere sui 30-31 gradi — e ci mette la firma; Matteo fa notare che è proprio quella la frase che non va bene, "solo dire 'scendere a 31' vuol dire che c'è qualcosa che non va". Poi arriva il racconto dall'Inghilterra, ed è un racconto di siccità — cioè, come la spiega lui, "mancanza d'acqua inaspettata": parco dopo parco, "non ce n'era uno verde", i campi da golf lasciati seccare — giustamente, dice Matteo, perché in emergenza l'acqua serve prima per cose più importanti — e, se proprio vogliamo esagerare, un giorno e mezzo di pioggia in tre mesi. Raffaele confessa di non aver creduto alle prime foto di una Londra tutta marrone: "questa è intelligenza artificiale". Ci ha creduto alla quinta, alla sesta, alla settima, quando le mandavano persone che conosce. L'unica pioggia dell'estate è caduta durante il Tramlines, il festival di Sheffield, e sono rimasti tutti fuori a chiacchierare felici sotto l'acqua.

Il viaggio di ritorno è stato lungo e voluto così. Una notte a Troyes, nella zona della Champagne fra Parigi e Digione — non lontano da Reims — dove il centro storico è tutto medievale, di legno e mattoni, e le case si sono appoggiate una all'altra negli anni "perché ovviamente il legno piano piano si muove, non è come la pietra". Poi dieci ore fino a Milano, una sosta ogni due ore per la ricarica, per sgranchire le gambe e per la schiena di Matteo, il traforo del Monte Bianco e i ghiacciai "che fortunatamente sono ancora lì", visti con 23 gradi. Aosta è passata senza fermarsi: "volevamo tornare a casa". L'altra cosa che Matteo si porta indietro è un modo nuovo di fare vacanza — non la natura ma le persone, per la prima volta tutti gli amici visti davvero, compresi quelli conosciuti con il tiro con l'arco — e Raffaele prova a inventare la parola per dirlo: "un'amicanza". Se la inventa lì, e lo dice.

E qui Raffaele porta Matteo dove l'acqua abbonda. Non in campagna: a Campagna, ventimila abitanti alle spalle di Salerno, dove ogni fine settimana d'agosto — e a mezzanotte fra il 16 e il 17, la Chiena 'e Mezzanotte — si devia il fiume e lo si fa entrare piano piano nel centro del paese, dieci o quindici centimetri d'acqua nei vicoli, tutti con i piedi a mollo. Sembrerebbe, dice Raffaele, un'idea del Seicento, di quando c'erano le pestilenze e le strade bisognava lavarle. Oggi è una festa: la mattina il paese appende secchi di plastica colorati dappertutto, chiunque ne può prendere uno, e alle tre del pomeriggio della domenica parte il conto alla rovescia e finisce tutto in un enorme gavettone collettivo. Raffaele non c'è mai stato ma ne guarda i video ogni anno, e paragona la cosa alle grandi feste spagnole — quella dei tori e quella dei pomodori. A Matteo, dopo venti minuti passati a parlare di parchi gialli, basta la fotografia: "solo guardare la foto di uno di questi eventi mi ha rinfrescato".

Il finale è un indovinello: un posto dove l'acqua non si può nuotare ma ci si può navigare come se fosse una strada. Venezia, naturalmente, dove l'acqua abbonda anche troppo — c'è pure l'acqua alta — e dove però sembrerebbe essere tornato Mimmo, il delfino già visto nel Canal Grande due anni fa: e i delfini, dice Raffaele, sono un indizio di acqua pulita. La notizia vera è un'altra: nella laguna c'è un'isola in vendita, l'Isola di Crevan, cinque milioni e mezzo. È di origine napoleonica, costruita artificialmente nell'Ottocento sotto Napoleone e poi ampliata, ed è appartenuta a un imprenditore veneto, Giorgio Panto, morto in un incidente in elicottero poco dopo essere ripartito da un pranzo nella villa dell'isola. Il prezzo scende: qualche anno fa erano tredici milioni, e per un periodo la si poteva affittare su Airbnb a duemila euro a notte. Matteo va subito a prelevare. Le trattative, dice Raffaele, le facciamo nell'aftershow — insieme a un altro po' di chiacchiere su questa estate 2026.

Trascrizione

Raffaele: [0:00] Sigla? Bentornato Matteo!

Matteo: [0:30] Oh, grazie, Raffaele, ma potevate dirlo?

Raffaele: [0:35] Dirlo cosa?

Matteo: [0:36] E che è ancora in una situazione di non... che è sto caldo?

Raffaele: [0:45] Bentornato, veramente bentornato.

Matteo: [0:48] Ma non è tanto il caldo adesso, è che guardo le previsioni e non finisce.

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